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  • Immagine del redattoreCristina Bombelli

Imparare il “detachment”

Ilaria ha 26 anni ed è molto preparata. Le chiedono di introdurre una riunione a cui partecipano i massimi vertici aziendali. Con il cuore il gola progetta la presentazione da proiettare, la prova ad alta voce. Il giorno fatico entra in ufficio rilassata: la riunione è prevista per il tardo pomeriggio e sente di avere tutto il tempo per gli ultimi ritocchi. Viene però bloccata da un collega che le annuncia un cambiamento di programma: deve andare subito nella sala riunioni per la presentazione, perché nel pomeriggio è sopraggiunto un imprevisto. Il panico la invade e Ilaria si blocca. Non ricorda quasi più niente e i visi che la guardano non le appaiono affatto incoraggianti.

Il risultato, come è facile immaginare, non è dei migliori, o perlomeno è molto al di sotto di quanto poteva essere.


Ad Alessia, invece, capita durante le trattative con i clienti. Nei momenti cruciali, quanto le lanciano velenose frecciatine, piuttosto che frasi sprezzanti che la mettono in discussione a livello personale, l’emotività aumenta in modo incontrollato. Si sente presa da una ondata d’ira e di frustrazione e vorrebbe urlare. Invece si sente impotente e cede, sapendo di fare la cosa sbagliata, ma cede perché vuole porre fine ad una situazione che si sta facendo per lei insopportabile.


Storie come queste sono comuni a tutte le persone che lavorano, ma per le donne lo sono in modo particolare. E’ più frequente che perdano la lucidità, che la dimensione emotiva prenda sopravvento su quella razionale, proprio nei momenti in cui sarebbe necessario mantenere un grande sangue freddo.


Jadgdish Parikh, un professore indiano di management che tiene frequentemente lezioni anche in Europa, insegna la tecnica del “detachment”, ovvero del distacco.

Forte delle sue radici culturali introduce nelle aule di formazione il rilassamento e la respirazione come elementi di base per sviluppare un controllo positivo sul proprio comportamento. Partendo dall’assunto che molto spesso si vive “compressi”, eternamente in tensione, in pochi minuti di silenzio, con voce profonda, aiuta a rilassare tutto il corpo allungando progressivamente la respirazione.


Esercizi che chiunque abbia fatto qualche lezione di yoga, eutonia o training autogeno è in grado di fare. Purtroppo di solito questi esercizi vengono ritenuti adatti solo nelle ovattate stanze adibite agli esercizi guidati. Invece si tratta di inframmezzarli alla vita quotidiana: approfittare delle attese al semaforo ad esempio, in quei momenti dove di solito prevale l’ansia per la sosta forzata, mentre si aspetta il collegamento internet o che la persona chiamata risponda al telefono. Basta guardarsi intorno, allungare il respiro, controllare i muscoli del corpo in tensione e rilassarli volontariamente. Pochi attimi profondamente rigeneranti che aiutano ad entrare nella fase del “distacco”.


Quando poi si subisce un attacco o è necessario effettuare una performance difficoltosa bisogna mantenere il respiro profondo e rilassato, per rimanere ancorati alla situazione, senza farsi prendere dal panico. La stessa tecnica viene applicata ad esempio dagli alpinisti. In una parete lunga e impegnativa, la cosa più importante è riuscire a mantenere il respiro profondo per tenere sotto controllo lo stress e la fatica.

Parikh suggerisce ancora: “Provate a pensare di non essere voi le persone coinvolte. Si tratta di qualcun altro a cui voi state solamente dando dei consigli”.


Non si tratta però di tecniche per gestire l’emergenza, o meglio è possibile partire da esse, per fare in modo che diventino un tratto della vita e preparino all’eccellenza.

E’ una maturità professionale che si acquisisce con le “ore di volo”. Nessuno o pochissimi hanno il dono di “distaccarsi” abbastanza dalla situazione in modo naturale. Occorrono un allenamento e una pratica costante.


Daniel Golemen nell’ormai classico “L’intelligenza emotiva” (Mondadori) descrive questa situazione e la chiama il “flusso” ovvero quello stato mentale in cui non si pensa più a quello che si sta facendo, ma si è talmente concentrati sull’azione, da non essere impensieriti dal contesto. E’ il momento io cui si arriva naturalmente all’eccellenza, senza sforzo.


Sono ancora gli sportivi che raccontano come, giocando a tennis o scendendo lungo un pendio innevato, si raggiunge il “flusso” nel momento in cui la concentrazione è massima e la fluidità naturale. Sono però persone abili nella loro specialità, che riescono a diventare eccellenti nel momento in cui attuano il distacco. E’ la stessa situazione descritta da Harrigel nel “Lo zen e il tiro con l’arco” (Adelphi), in cui il passaggio da una buona prestazione ad una eccellente avviene proprio nel momento in cui non si pensa più a cosa si sta facendo, e le cose accadono.


E’ uno stato tanto più difficile da raggiungere quando, come nel caso di Ilaria, le persone di fronte sono i massimi vertici aziendali, coloro che la giudicano e da cui lei vorrebbe un’approvazione incondizionata, non per la carriera, ma, come spesso dicono le donne, per sentirsi legittimata, per essere “approvata” come persona.. L’errore, molte altre volte sottolineato, di confondere un compito, un obiettivo, con la propria esistenza, mettendo a repentaglio insieme con il risultato organizzativo, la propria identità. La posta diventa talmente alta che risulta quasi impossibile “distaccarsi”. In questo diventa utile il suggerimento di pensare che la cosa stia accadendo a qualcun altro: un modo per togliere la propria vita dalla mani sbagliate e per riprenderla in mano.


Respiro profondo, rilassamento e concentrazione: fate svanire i visi in carne ed ossa, concentratevi su quello che state dicendo, sulla bellezza intrinseca di una logica che fluisce, riuscendo a sopportare il silenzio senza necessariamente invaderlo. Distaccatevi dal contesto, dal luogo, e dalle espressioni di approvazione e disapprovazione e cercate dentro di voi le parole e i gesti, per entrare nel “flusso” di una prestazione eccellente, senza protervia, ma soprattutto senza paura.

Coltivando con costanza l’attenzione al respiro e al rilassamento in ogni momento possibile della giornata. Oltre al risultato di una buona prestazione, con ogni probabilità alla sera ci si ritroverà meno stanche e stressate, ed anche questo è un obiettivo non secondario in una vita costantemente sotto pressione.


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