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  • Immagine del redattoreCristina Bombelli

Forse siamo un po' ingenue?

Il tema che voglio introdurre è delicato perché, come spesso accade, la soluzione non è molto chiara e si tratta di gestire diverse ambiguità.

Potremmo chiamare questo tema “Alice in the business land” mutuando il titolo che ho dato ad una mia pubblicazione. Il libro cerca di supportare le donne nel mondo del lavoro, mentre l’immagine che a mio parere quel titolo coglie è di ingenuità, di una persona che, sostanzialmente, ignora le regole di un altro mondo.

Mi vengono in mente molte frasi della donne che in questi anni ho ascoltato, tante che proprio perché sconcertate mi chiedevano un parere.

Lei non ha idea di come è il mio capo. Le assicuro non può nemmeno immaginarlo. E’ una persona assolutamente parziale, non ascolta, potrei non esistere e non se ne accorgerebbe nemmeno!”

Io sorridevo tra me pensando che la maggioranza dei capi sono proprio come la giovane alle prese con il mondo del lavoro, me le descriveva.


Un altro episodio illuminante, da questo punto di vista, mi è accaduto in aula MBA. Stavamo giocando una negoziazione, in quei role playing che aiutano le persone a mettere in pratica tutto quanto stanno imparando in teoria. Da una parte, a giocare il ruolo del Direttore del Personale, si sedette una di quelle persone che fanno il master in età leggermente più elevata degli altri, Giovanni, che prima di ritornare sui banchi di scuola, aveva fatto esperienza anche in una piccola azienda italiana. Dall’altra Elisa, una delle studenti migliori del corso.


Naturalmente Giovanni giocò la sua partita in modo tradizionale, senza troppe teorie, ma con molta sagacia comportamentale, mentre Elisa seguì tutte le regole imparate nel dettaglio e, ovviamente, perse la partita.

Nella discussione che seguì Elisa mi guardò con le guance arrossate e mi disse: “Ma imprenditori come lui ha recitato non esistono nella realtà, vero?”. Invece, la maggior parte sono proprio così.


Questa incapacità di leggere la realtà non è esclusivamente femminile, anche se, come vedremo, con il genere si aggrava.

In questo caso si tratta anche dello scollamento tra teoria manageriale e realtà, soprattutto per quanto riguarda i comportamenti. Prendiamo ad esempio la leadership. Non mi riferisco tanto agli studi che ne studiano le origini e le caratteristiche, ma alle migliaia che danno consigli o, peggio, prescrizioni. L’ottimo leader deve essere……. E qui si seguito una sequela di aggettivi spesso collegati ai valori che poco sono descrivibili nella realtà.


Un buon leader ad esempio, ascolta. Va da sé che questa è una qualità di importanza capitale, ma ascolta quanto, ascolta chi. Ed è possibile descrivere in teoria qualcosa che è trasversale a mille altre attività? Un leader che ascolta troppo, ad esempio, è preda di una ingestibile quantità di informazioni, rischia di perdersi nel dettaglio, o di dare troppo tempo ai suoi collaboratori invece di riservarsene per fare il suo mestiere.


Ed è defatigante vedere i migliori dei corsi descrivere nei dettagli i comportamenti che il leader dovrà avere, con una competenza teorica straordinaria, ma con gli occhi spenti, senza quel brillio di passione che prima di ogni cosa il leader ha.

Problema trasversale, si diceva, ma le donne spesso sono proprio le migliori studentesse. Hanno imparato come si studia, prendono i voti migliori, leggono i libri nelle note di dettaglio.

Per loro, spesso, la teoria diventa la realtà.


Alice, allora, quando arriva nel nuovo mondo, spesso viene colta da uno choc che la lascia sconcertata. La prima reazione è di avere sbagliato posto: se in tutti i libri i cosiddetti Business case descrivevano eccellenze che qui non ci sono, se nella letteratura di Harvard viene raccontata un’azienda che non qui non trovo, forse ho sbagliato posto!


Così parte la ricerca della “Terra che non c’è”, esplorando l’universo alla caccia di un luogo mitico, in cui finalmente regni la giustizia, i capi corrispondano all’ideale e i leader sappiano avere quella vision che sola può salvare le aziende dalla stagnazione.

E quando queste donne giovani e preparate scoprono che questa terra non esiste, che è ancora più difficile da trovare del mitico “principe azzurro”, vanno in crisi profondamente, non trovando un luogo adatto in cui collocare le loro identità lavorativa.


L’altro aspetto, complementare a questo ed ancora più delicato, riguarda la dimensione etica. In letteratura si è spesso sottolineato un sentimento etico differente al maschile e al femminile, quella che Carol Gillingan chiama l’etica del risulto nel versante degli uomini e della responsabilità, nell’altro lato. Non necessariamente un’etica migliore dell’altra, che invece necessitano di complementarietà nella complessità organizzativa odierna.


Ma mentre l’etica del risultato è più facile da rintracciare e perseguire nella realtà aziendale, quella della responsabilità è spesso confinata negli uffici studi o nelle slide che vengono proiettate nelle occasioni pubbliche. Nella realtà quotidiana, ragazze, lasciateci lavorare!

Anche in questo ambito, che visto nella dialettica delle naturali ambivalenze, richiede a coloro che vogliono cambiare le regole, intelligenza sicuramente, ma anche un po’ di scaltrezza ed ironia, le donne spesso diventano di una rigidità adamantina.


I racconti, in questo caso, riguardano le ingiustizie e le nefandezze secondo loro perpetrate da un management corrotto e senza scrupoli, confondendo spesso quella che è una normale dialettica un po’ esacerbata con il crimine.


Spero sia evidente che la mia non è una “istigazione a delinquere”. Anzi sono estremamente convinta, ed è un parere personale, che molti dei problemi del mondo sussistano legati al fatto che siano spesso esclusivamente gli uomini a comandare e che, quindi, il punto di vista femminile sarà negli anni a venire una grande risorsa.

Ma per arrivare a questo bisogna che le donne imparino a comprendere le logiche delle organizzazioni. I mitici giochi negoziali win – win, quelli in cui tutti ci guadagnano qualcosa, sono sicuramente meravigliosi, ma non sempre attuabili. A volte qualcuno vince qualcun altro perde e bisogno imparare a giocare anche questo gioco per arrivare nei luoghi di potere.


Splendida Alice, non devi per forza diventare la Regina cattiva, ma è necessario che tu perda un po’ di ingenue aspettative. Il mondo là fuori è sempre diverso dalla teoria e bisogno in primo luogo esplorarlo per iniziare a capirlo. Magari senza perdere la voglia di cambiarlo.


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