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  • Immagine del redattoreCristina Bombelli

Il cuore invisibile: la donna, la società e l’impresa

Le ragioni del cuore - Prefazione


L’impressione che la mancanza delle donne ai vertici delle istituzioni e delle imprese non costituisca esclusivamente un tema di discriminazione, ma che soprattutto con la loro assenza si perda un importante punto di vista, leggendo il libro di Nancy Folbre diventa certezza.


In un testo denso e articolato l’autrice pone agli economisti una serie di quesiti che sono al contempo precisi nella formulazione, ma estremamente complessi nella soluzione.


E’ attraverso il punto di vista femminile che viene proposto di rileggere l’idea di valore, a partire dalle definizioni teoriche per arrivare alle modalità di computo e di stima che appaiono fortemente sbilanciate verso la mitica “bottom line” che aggrega nel bilancio il risultato finale e che diventa l’imperativo categorico dei manager. Non importa quanto questo numero alla fine sia deformato, biased o incompleto. Gli analisti lo prenderanno a misura del successo e gli investitori, a loro volta, amplificheranno e renderanno definitiva quella che spesso è solo una percezione cognitiva.


Un tema fortemente indagato che viene da più parti analizzato e posto sotto i riflettori, anche se pochi paiono i passi concreti per uscire dalle potenziali deformazioni costituite da un’economia che spesso diviene materia psicologica.

A questa potenziale deformazione in questo testo si aggiunge un altro elemento di grandissima importanza, ovvero la valutazione delle relazioni, dei sentimenti, dell’affetto e della solidarietà, solo per citare alcuni elementi della complessa disamina di Nancy Folbre.

Il titolo stesso, il cuore invisibile, pone l’attenzione sulla diversità con cui si affrontano i temi del valore quando sono visibili, ad esempio un prodotto, e quando sono invisibili, ad esempio una relazione positiva con il cliente.


L’indagine che viene proposta è prevalentemente macro economica e attraverso uno sguardo al passato mette in luce una serie di deformazioni nella valutazione che portano a conseguenze deleterie, quali la non valorizzazione di aspetto sociali fondamentali come l’istruzione, ad esempio, oppure la quasi totale negazione del valore del lavoro di cura, sia esso attuato verso i bambini che verso i segmenti deboli della popolazione, quali gli anziani o i malati.


Il tema non è, come potrebbe apparire a prima vista, posto in termini ideologici o alla ricerca di un vuoto buonismo. La questione è totalmente inscrivibile nei canoni dell’economia e nei tentativi di cogliere il reale sviluppo della catena del valore.

Anzi, è proprio a partire dall’impresa che si possono cogliere le palesi contraddizioni in cui si muovono oggi i livelli manageriali. In una società che non produce più prodotti di massa, ma congegni sempre più sofisticati e soprattutto servizi maggiormente orientati alla personalizzazione, il tema delle dimensioni soft, dei comportamenti, delle motivazioni intrinseche delle persone, diventa centrale.


Ma perché le donne offrono, relativamente a questioni così complesse, un punto di vista assolutamente originale?

Semplicemente perché il lavoro al femminile non riesce a prescindere dal “cuore” ovvero dalla dimensione della relazione insita e soggiacente ad ogni lavoro.


Nelle testimonianze di donne che ho raccolto per molti anni si profilano degli elementi comuni che sono illuminanti. Ad esempio le donne che svolgono un lavoro che corrisponde alla loro dimensione attitudinale e che quindi le soddisfa, denunciano però un estremo malessere se non hanno anche delle corrispondenze positive con il superiore e i colleghi. Gli aspetti relazionali per le donne non sono mai marginali, un epifenomeno all’interno del vero contenuto del lavoro, ma viceversa costituiscono un elemento fondamentale, almeno quanto quello più intrinseco.


La ricerca di relazioni positive non costituisce evidentemente solo un aspetto legato alla soddisfazione e motivazione del personale femminile, ma visto in relazione al risultato organizzativo può dare luogo ad atmosfere più cooperative e meno stressanti.


Un ulteriore esempio di diverse attribuzioni di valore lo si può riscontrare nelle testimonianze di manager donna di alto livello. Il sistema premiante organizzativo, sempre tarato sulla dimensione quantitativa, è prevalentemente disegnato su esigenze maschili. Aumenti di stipendio, bonus, simboli di status, quali auto sempre più grandi ed imponenti, confliggono con le esigenze femminili di premi qualitativi, qualche regalo aggiuntivo di tempo libero, auto più piccole e facili da guidare e soprattutto da parcheggiare. Nessuno si pone il problema se ciò che è stato pensato al maschile può funzionare anche al femminile. D’altro canto è storicamente sempre stato così: perché porsi ora il problema?


Un altro elemento spesso sottolineato nei discorsi delle donne appare quello della responsabilità sociale, della profonda consapevolezza del bene comune quando questo confligge con l’interesse immediato della singola azienda e del particolare momento. Anche in questo campo, che valore possiamo assegnare all’etica?

Non solo in termini morali, ma esattamente economici. Quanto l’inquinare, ad esempio, addotto a risparmio immediato di costi di smaltimento, diviene una perdita maggiore nel futuro, quando il lavoro di bonifica si fa complesso e aggrava il disagio sociale?

Analogamente il valore della sicurezza, che costringe ad adempiere a procedimenti gravosi e costosi, quanto si aggrava economicamente nell’affrontare incidenti, malattie, riabilitazioni e così via?


E passando dal livello aziendale a quello sociale come è possibile calcolare la perdita economica legata ad una cattiva istruzione, ad insegnanti autocentrati che non alimentano la relazione educativa, ma restano acefali seguaci del Dio programma? Oppure a servizi sanitari che svolgono la loro prestazione nel più breve tempo possibile, lasciando poi la persona a se stessa?


Si può obiettare che proprio questi sono contesti a prevalenza femminile, dove dovrebbe agire quel cuore invisibile che viene descritto.

Invece il tema centrale di questo libro è nella comprensione di come il cuore agisce nei contesti familiari “sani” e di come dovrebbe essere guidato, o motivato ad agire, nei contesti organizzativi e sociali.


Il lavoro di cura per produrre valore aggiunto deve presupporre una libera scelta, altrimenti si snatura, fino a diventare un simulacro di se stesso.


Il descritto punto di vista femminile deve allora essere integrato nel contesto organizzato, da un lato rivisitando in termini di valore quando viene solitamente elargito per amore, e dall’altro aiutando le donne ad uscire dal perenne senso di colpa di non essere abbastanza moglie e madri devote.


Se il lavoro è cambiato, altrettanto se non maggiormente lo sono i modelli sociali e le strutture familiari. Indietro non si torna, nonostante che molti pensino ancora che le donne dovrebbero stare a casa e svolgere con dedizione e felicità quelle mansioni che per anni hanno costituito la base non solo del sistema sociale, ma soprattutto di quello economico.


A questi cambiamenti strutturali vanno associati nuovi modi di vedere, regole e i rispettivi costrutti teorici. Da questo punto di vista la proposta di Nancy Folbre è puntuale e sfidante.

Sta a noi ora raccoglierne le implicazioni.


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